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"Il mio amico "Shopi".... |
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Qualcuno di
rilievo ha detto che l’amore è un pendolo che oscilla tra il dolore
e la noia e si soffre di illusioni. Potrebbe anche essere vero,
poiché l’amore è l’espressione del nostro egoismo, di un nostro
tornaconto personale, uno strumento della nostra passione e anche un
mezzo di riproduzione, uno strumento della natura per perpetuare la
specie. Noi lo idealizziamo ma in fondo nn è altro che l’espressione
del desiderio sessuale e nel momento in cui il desiderio nn viene
appagato provoca il dolore, mentre se viene appagato provoca , poi ,
col tempo, la noia e ad un nuovo desiderio, quindi a un nuovo
dolore…. Risultato: la vita è proprio un pendolo che oscilla tra la
noia e un dolore e il piacere nn è che una fugace cessazione del
dolore perché nn c’è un piacere se nn c’è un dolore che lo precede.
E il nostro, è uno dei migliori dei mondi possibili?Ed è una
menzogna sostenere che la storia è guidata da una provvidenza?
Guardiamo in faccia alla realtà. Quali sono le cosiddette
"meraviglie del creato”? Gli animali? Macché! Ogni animale carnivoro
è il sepolcro di altri animali. Gli uomini? Macché! Sono delle belve
(altro che buoni e socievoli per natura!). La storia? Non è che un
teatro dove non succede nulla di nuovo, ma dove si ripete fatalmente
lo stesso dramma (gente che nasce, che soffre, che muore...).
Ho la sensazione che l'uomo
abbia inventato l'idea di
provvidenza, l'idea delle meraviglie del creato, l'idea di un Dio,
l'idea della razionalità, giusto per sopportare meglio la vita.
(Eppure esiste un principio divino…)
E cosa c'è
dietro il sogno, l'illusione, la deformazione della realtà operata
dalle forme a priori? E' un quesito che l'uomo a differenza degli
animali si pone perché è l'unico animale che si stupisce della
propria esistenza e quindi si interroga sul senso che tale esistenza
ha. Ma... come andare oltre il velo di Maya, oltre il sogno, oltre
la "rappresentazione”? Lo si potrebbe anche fare in quanto noi,
oltre ad essere rappresentazione, siamo "corpo", siamo "istinti",
"desideri", istinti e desideri che tocchiamo con mano, che viviamo.
Ed è vivendo che noi squarciamo il Velo di Maya scoprendo di essere
istinto di autoconservazione, brama, prepotente impulso ad esistere.
O mi sbaglio?. Supponendo che la concezione pessimistica sul dolore
sia fondata (vera), come potrebbe l'uomo liberarsi da esso?
Nn vedo altra soluzione che il
suicidio: se il dolore è il frutto della volontà di vivere, può
sparire solo se viene meno la vita stessa. Comodo, eh? Mai il
suicidio sarebbe, comunque, un'affermazione della volontà di vivere
(chi si suicida, non rifiuta la vita, ma il tipo di vita che gli è
toccato) e se si vuole eliminare radicalmente il dolore, bisogna
liberarsi dalla stessa Volontà di vivere: nn serve a nulla eliminare
una manifestazione (un individuo) di tale Volontà. Insomma se un
uomo riesce a sradicare del tutto tale Volontà di vivere, data che
questa è unica, riesce a redimere il mondo intero.
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