Poesie di "Nube Shemer"

 

 

Necrosi

liriche d’inverno

e il sopirsi dei cipressi

incastrati nei cortili

deformano le nubi

tra l’oblio e gli specchi

i penelacri torti e bruni

la brezza aspra dei sensi

e le requie dei viali notturni

si dissipano

nei suoni languidi dei carillon

tra l’edera e i singhiozzi

respiri chiusi nel cuore

e le note distorte d’una cantilena

accarezzano

l’estremità dell’acqua

come fa la stilla

in mortifera caduta

 

Oltre il divino

assisi in versi pallidi

mimi dell’esistenza

purificano in sacre fonti

il fosco abisso delle paure

ornando vuoti cieli

di superni ricami

 

Il regno dell’obliquo

manderanno a raccoglierle

accovacciate tra petali di rosa

pelle madida

e metamorfosi organiche

sembrano inumidirle

travestono le ombre in corpo

e i corpi dissolti

in orizzonti curvi

piangono note di seduzione

nel regno dell’obliquo

 

Inespressivo

sussurri sfiorano le ginocchia

fino a radere il suolo

tra lembi di stoffa

ricucio parte

dei miei sogni

 

Parvenze macabre

Giochi d’ombre

e grumi d’inchiostro

fissano il sonno

racchiuso

in un lembo di stanza

quale orgiastico rito

vi cela la morte?…

fluisce tiepida nel corpo

anteponendo innanzi a se

il gelido respiro del nulla

ruvida è la sua nera anima

oniriche allucinazioni

ed eco di pianti

riflesso di mura collassate

 che piombano in basso

mentre l’aria

si trascina pesante

nel suo opaco silenzio

cenere si fonde col cielo

e più nulla definito

solamente il dolore

eburnica essenza

dello spirito

echeggia inesorabile

 

Cantico della morte

canti sommessi

invadono l’aria

bruciano morbosi

di paura

di incomprensione

un fiore sbocciato e poi lordato

nella sue mere linfe

adombrati volti adusti dal tempo

rovinano petali amari

giacciono distesi

in fiumi di macerie

laddove faticoso

pervade

l’acuirsi aspro del dolore

ma con nerbo soffoca l’anima

soffoco sfinito la mia vita

bagnato d’ambrosia il suicidio

lasciate che penetri il mio ardore

dove immortale pulserà

l’acme più sublime

del mio odio

 

Teatri del silenzio

sotto coltre oscure

prati di asfodelo

racchiudono dentro se

il diro agognare

del mio morbo

dove lievi riecheggiano

armoniose strida

e sontuoso

il fragrare della morte

solenne annunzia

crepuscoli di angoscia


 

 

 

 

.::HOME::.